sabato, luglio 04, 2009
l'associazione aidaa denuncia la mancanza di strutture di accoglienza adeguate
L'estate è cominciata. E con la bella stagione inizia anche il valzer delle famiglie con cani (circa cinque milioni) per l'affanosa ricerca di una sistemazione per l'animale. Due milioni di queste vorrebbero andare in vacanza con l'amico a quattro zampe. «Solo circa 400 mila però ci riusciranno», spiega Lorenzo Croce presidente di Aidaa, Associazione italiana difesa animali ambiente. La causa? Spiagge non attrezzate. Alberghi e camping riluttanti ad accogliere animali domestici. Senza contare le difficoltà nel trasporto dei cani sui treni e aerei. Insomma, in poche parole: «Strutture non adeguate per la richiesta. Sono inutili le campagne contro l'abbandono se poi non si danno alternative».

Cane e padrone in una spiaggia in cui è garantito l'accesso agli animali
LA CAMPAGNA- Per questo l'associazione ha cominciato una raccolta di firme per chiedere un maggior numero di spiagge libere attrezzate per i cani. «Almeno il dieci per cento», sottolinea Croce. Perché quello delle famiglie con animali «è un fenomeno non ancora valutato nella sua importanza». E in effetti i dati parlano chiaro: oltre sei milioni di cani di proprietà e cinque di gatti. In totale sono nove milioni le famiglie che vivono con almeno un ospite a quattro zampe.
LA CRESCITA - Rispetto agli anni passati la situazione è comunque migliorata. «Dal 2006 le strutture alberghiere che accettano i cani o gatti sono raddoppiate. Anche se il dato non è omogeneo, visto che ammettono solo quelli di piccola taglia. Gli agriturismi sono una garanzia: accolgano, quasi sempre, tutti». Comunque, secondo l'associazione non è abbastanza. «Si può fare di più. Soprattutto d'estate».
02 luglio 2009
AMBIENTE E LOTTA BIOLOGICA
La Capitale lancia la sua ultima battaglia per la vivibilità dei quartieri periferici. Lotta al degrado delle periferie? Un piano per il ricovero degli immigrati senzatetto? Una campagna anti prostituzione? Macché, il Comune di Roma non ce l'ha con le lucciole, bensì con le zanzare. E per combatterle ha scoperto nuovi alleati. Contro le zanzare, a Corviale, arrivano i pipistrelli. L'idea è dell'Ater, l'istituto che in città gestisce migliaia di case popolari. Nel quartiere di Corviale ha installato 25 «Bat-box», letteralmente: scatole per pipistrelli.
Una delle Bat-box installate a Corviale
REGOLATORI NATURALI - Si tratta di «casette» per i chirotteri così utili alla lotta contro le zanzare: ogni piccolo mammifero può cibarsi di duemila insetti per notte e quindi essere un regolatore naturale contro l'invadenza dell'anofele. Le Bat-box sono state installate sugli alberi nei pressi degli edifici gestiti da Ater. «La nostra Amministrazione, mantenendo fede alle promesse fatte agli inquilini, lancia un segnale importante sulla strada del rispetto e della tutela ambientale con l'installazione, presso gli stabili di Corviale, delle Bat-box, strumento estremamente efficace e biologico di lotta alle zanzare», spiega Luca Petrucci, presidente dell'Ater del Comune di Roma.

Un pipistrello dentro la bat-box (foto Msn-Firenze)
GIA' DIFFUSE TRA TOSCANA E TRENTINO - Le casette sono state installate dal Consorzio nazionale servizi (Cns) che si occupa dei servizi di pulizia e igiene ambientale per conto dell'Azienda. «L'Ater - prosegue Petrucci - ha sposato un progetto del Museo di Storia naturale dell'Universitá di Firenze, che si basa appunto sull'installazione, su alberi o stabili, delle Bat-box, casette di legno utilizzate per offrire rifugio ai pipistrelli, i quali sono degli eccezionali predatori di zanzare». Corviale ospita il primo esperimento del genere sul territorio del Lazio, mentre altre regioni italiane, tra le quali Toscana, Trentino Alto Adige, Piemonte, Emilia Romagna, Marche e Liguria hanno giá aderito all'iniziativa.

Un piccolo pipistrello ospite (foto Msn-Firenze)
ESPERIMENTO DA ALLARGARE - «E' intenzione dell'Azienda - ha concluso il presidente dell'Ater - coinvolgere nell'iniziativa, dopo l'esperimento-pilota di Corviale, via via tutti gli stabili che insistono sulle nostre proprietá, compatibilmente con le caratteristiche strutturali del territorio, perchè crediamo fermamente in questo progetto che permette di conciliare le esigenze degli utenti con la tutela e il rispetto dell' ambiente. Mi preme sottolineare che l'installazione delle cassette, avvenuta in questi giorni, dará principio all'insediamento dei pipistrelli che, di conseguenza, inizieranno ad avere efficacia nei prossimi mesi e, più concretamente, a partire dal prossimo anno». E per tutte le altre periferie tormentate dalle zanzare? In attesa che il Campidoglio si decida a fare qualcosa di più delle periodiche disinfestazi0ni, un sito internet racconta come costruire da sé la bat-box a casa.

Le istruzioni per costruire la bat-box
IN VENDITA AL SUPERMERCATO - Altrimenti fate una gita al supermercato, ma in Toscana: in quella regione, infatti, da oltre un anno sono in vendita bat-box prefabbricate. Sugli scaffali di una grande catena di ipermercati ci sono bat-box in legno multistrato di betulla, senza collanti e coloranti nocivi, inodori, di circa 35 centimetri di larghezza per 60 d’altezza e solo 5 centimetri di spessore.

Il volantino della campagna pro pipistrelli lanciata in Toscana
Sono state progettate dal gruppo di ricercatori del Museo di Storia Naturale, Sezione di Zoologia «La Specola» dell’Università di Firenze, in base alle esperienze acquisite sulle specie di pipistrelli italiani. E hanno dato buoni risultati nelle sperimentazioni effettuate già da alcuni anni in vari Comuni della Toscana. Importante la localizzazione delle bat-box: i pipistrelli le utilizzeranno come rifugio se saranno ben collocate e facilmente individuabili. Meglio montarle su una parete esterna di casa, a circa 4 metri d’altezza dal suolo, magari vicino alla vegetazione; oppure sul tronco di un albero.
L.Za.
04 luglio 2009
venerdì, luglio 03, 2009
3 luglio 2009 - Siamo venuti a conoscenza della petizione rivolta ai ministri del Welfare e della Salute lanciata ieri dalla sede centrale di Enpa. Oggetto della petizione: la “deportazione” di “milioni” di animali verso i paesi del Nord Europa, dove si verificherebbero compra-vendite (e non adozioni) di cani e gatti italiani. Save the Dogs, pur operando in Romania, si sente direttamente chiamata in causa da tale iniziativa poichè consideriamo l’adozione internazionale (qui chiamata in modo dispregiativo “deportazione”, mentre in passato si è utilizzato il termine “traffico”) uno strumento indispensabile e prezioso per poter salvare migliaia di animali senza futuro. A tale proposito Save the Dogs precisa quanto segue:
- la “tassa di protezione degli animali” è una quota che le famiglie del Nord Europa versano quale contributo all’associazione per le spese (mediche e di viaggio) sostenute. Si tratta di una pratica consolidata da decenni, di cui ci si stupisce perché in Italia è difficile ottenere anche solo una misera donazione a fronte di un’adozione. Una quota di tale tassa viene spesso girata proprio alle associazioni italiane che beneficiano delle adozioni: si tratta di un contributo prezioso, che dovrebbe consentire agli enti di preparare in modo opportuno gli animali (vaccini, sverminazioni, test filaria etc.);
- non è vero che tutti gli animali vengono inviati senza documenti, come dichiarato da Enpa: vi sono associazioni (come Save the Dogs) che inviano cani dotati di microchip e passaporto, spesso anche di certificazione Traces e con tutti i trattamenti sanitari di base. Se esistono abusi vanno denunciati e perseguiti, ma non facciamo di tutta l’erba un fascio.
- criticare l’utilizzo dell’aereo come mezzo per il trasporto degli animali rivela totale mancanza di conoscenza degli aspetti logistici legati a tali viaggi: Save the Dogs, in 7 anni di progetti in Romania, ha inviato quasi 2.000 animali in Nord Italia, Svezia, Svizzera, Olanda e Finlandia e gli animali hanno mostrato di tollerare benissimo i viaggi nella stiva. Inoltre sarebbe difficile effettuare tali trasporti senza adeguata documentazione, essendo gli animali controllati a quasi tutte le dogane europee.
- sicuramente esistono organizzazioni (italiane e straniere) fuori controllo, che lucrano sugli animali o che gestiscono gli aspetti logistici senza rispettare la legislazione europea sui trasporti e sulla documentazione sanitaria. Ciò non toglie che moltissime associazioni agiscano solo ed esclusivamente nell’interesse degli animali, con standard di trasporto adeguati e rispettando la legge.
Invitiamo Enpa, i Ministri e tutti coloro che fossero interessati all’argomento ad approfondire la realtà del Nord Europa e le attività di coloro (come Save the Dogs) che tramite l’adozione internazionale salvano migliaia di animali ogni anno. Petizioni come questa alimentano un clima di psicosi e di disinformazione che non giovano al protezionismo italiano né ai nostri amici animali, ma si limitano a dare visibilità a chi le avvia.
giovedì, luglio 02, 2009
Dopo stop a import Unione Europea, sarà l'ultima così grande?
2 luglio 2009 - Si è aperta la stagione della caccia ai cuccioli di foca sulla costa atlantica della Namibia, mentre gli animalisti della sudafricana Seal Alert sono impegnati nella raccolta dei milioni di dollari necessari per rilevare la società australiana che ne acquista le pellicce.
Il ministero della Pesca ha inoltre reso noto che il numero di cuccioli di foca che potranno essere uccisi in questa stagione è di circa 85 mila. I piccoli animali sono uccisi a colpi di bastone, per non rovinarne le pelli. Una pratica cruenta, condannata dalle associazioni ambientaliste, che ha spinto Seal Alert - ha dichiarato il presidente e fondatore Francois Hugo - a lanciare una campagna per la raccolta di 14,2 milioni di dollari entro la metà di luglio, con lo scopo di rilevare la società di pellicceria 'Hatem Yavuz'. "Ho lanciato un appello sul web questo fine settimana, tramite You Tube e Facebook, dove chiedevo" a sostegno della causa "un contributo di 15 dollari", ha spiegato Hugo, precisando inoltre di avere "ricevuto parecchie adesioni".
Una corsa contro il tempo per cercare di salvare almeno qualche cucciolo. La stessa società di lavorazione - ha riferito Hugo - avrebbe chiesto, inutilmente, al ministero di rinviare l'apertura della stagione di caccia.
In Namibia, a partire dal 2007, è stato fissato un tetto massimo del numero di foche da abbattere ogni anno: si tratta di 85 mila cuccioli e seimila maschi adulti. Con lo scopo - secondo le autorità del paese africano - di contenere il moltiplicarsi del numero di foche che, nella costa atlantica dei Paesi dell'Africa australe, conta una popolazione di almeno 850 mila esemplari. A maggio, l'Unione Europea, ha stabilito il divieto di importazione per le pelli di foca e i suoi derivati. Un regolamento che, però, non è ancora entrato in vigore.
(ANSA-AFP)
martedì, giugno 30, 2009
L'idea di protezione degli animali inizia a farsi strada anche in Cina.
28/06/2009 - Di fronte alle continue notizie di animali scuoiati vivi, di sterminio di randagi, degli orsi sfruttati fino alla morte per la bile, e alle decine di altre che ci arrivano ogni giorno dalla Cina questa puo' sembrare una piccola, irrilevante notiziola che non merita piu' di un'alzata di spalle.
Parliamo di quella riportata dal quotidiano inglese The Guardian relativa alla stesura della prima legge protezionistica di quel paese. Siamo ancora allo stato di uno studio portato avanti da un gruppo di legali coordinati da un professore di giurisprudenza e assistiti da esperti della RSPCA (la Società Reale per la Prevenzione delle Crudeltà sugli Animali).
Questa bozza di legge, che dovrebbe essere sottoposta ai governanti cinesi entro la fine di quest'anno, conterrebbe indirizzi per programmi di sterilizzazione e impianto di microchip, vaccinazioni e controllo delle zoonosi in modo "civile", ma il focus dovrebbe essere comunque quello di prevenire il maltrattamento degli animali.
Attualmente in Cina non e' previsto alcun tipo di sanzione per atti di crudelta' e uccisione di animali domestici: solo le specie "in pericolo di estinzione" godono di qualche forma di protezione. Cani, gatti e gli altri animali "da cibo", no. Animali bruciati vivi, bastonati a morte, non sono opera di pazzi o di criminali, ma sono i metodi che spesso le stesse autorita' locali prevedono o accettano per la "lotta al randagismo" o per pretese misure sanitarie di contenimento di qualche malattia.
E' di questi giorni la notizia dell'uccisione di 22.000 cani nella provincia di Shaanxi dopo che si sono registrati 8 casi di rabbia, su questo stesso sito e' stata riportata la notizia dell'ingiunzione, da parte di un'altra municipalita', di tenere un solo cane e "liberarsi" degli altri.
Se questa proposta venisse approvata, questi massacri, che oggi sono "legali", non potrebbero piu' succedere perche' il maltrattamento di animali verrebbe punito anche con la prigione.
Il professor Chang Jiwen, dell'Accademia Cinese per le Scienze Sociali afferma che "In Cina comincia a farsi strada la consapevolezza dell'importanza del concetto di benessere animale perche' questo ha implicazioni nell'economia e nel commercio oltre che sul piano religioso ed etico". Sulle prospettive, molto relaisticamente aggiunge: "il futuro e' luminoso, ma la strada per arrivarci e' tortuosa".
Affermare che, se mai esistera', questa legge rappresenti una vittoria dei movimenti animalisti cinesi (che esistono) e il risultato concreto di tante proteste e boicottaggi da ogni parte del mondo, puo' suonare trionfalistico. E in effetti, di fronte alla situazione tragica degli animali in quel paese, sarebbe fuori luogo.
Altrettanto sbagliato sarebbe pero' sottovalutare questi timidi passi nella direzione giusta, non cogliere il segno della crescita, o del sorgere, di una cultura di rispetto verso gli animali.
Di fronte alle notizie dalla Cina, ma anche di fronte a quelle di casa nostra, tante volte si e' tentati dal farsi prendere dallo scoramento, dal pensare che questo scenario di crudelta' sia immutabile. Non e' cosi', e il pensarlo e' il peggior danno che possiamo fare agli animali.
Fonte:
The Guardian, China plans first animal welfare law, 16 giugno 2009
lunedì, giugno 29, 2009
Roma, 29 giugno 2009 - Sei elicotteri con relativi equipaggi di volo e due aeroporti per il rischieramento logistico dei velivoli del Dipartimento della Protezione Civile vengono forniti quest'anno dalle forze armate per contribuire alla campagna estiva antincendi boschivi in Italia. Lo fa sapere lo Stato Maggiore della Difesa.
Il contributo dell'Esercito è basato su tre elicotteri: due CH-47, dislocati sulla base di Viterbo ed un AB-205 operante da Cagliari. La Marina Militare partecipa all'attività con tre elicotteri AB-212 schierati sulle basi di Luni Sarzana (La Spezia), Catania e Grottaglie (Taranto). L'Aeronautica Militare ha reso disponibile gli aeroporti di Sigonella (Catania) e Trapani Birgi e il relativo supporto logistico per il rischieramento di due velivoli Fire Boss e di un elicottero Erickson S64 Air Crane della Protezione Civile.
Un ulteriore contributo della Difesa alla lotta ai roghi è costituito dall'impegno di 25 piloti delle forze armate (14 dell'Aeronautica, 6 dell'Esercito e 5 della Marina) sulla flotta aerea di Stato. Si tratta di piloti particolarmente esperti, abitualmente impiegati in operazioni di volo tattico a bassa quota, in grado di affiancarsi rapidamente ed efficacemente al personale di volo già in servizio presso il Dipartimento della Protezione Civile. L'impiego operativo dei piloti militari, già a partire dalla campagna estiva antincendi boschivi di quest'anno, è legato ad un accordo - della durata iniziale di tre anni - sottoscritto nel novembre scorso dal capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Vincenzo Camporini e dal sottosegretario Guido Bertolaso.
(ANSA)
domenica, giugno 28, 2009
SVOLTA EPOCALE PER GLI STATI UNITI
Clima: la Camera Usa approva legge storica su taglio emissioni
Le industrie, incluse le raffinerie, dovranno ridurre le emissioni di anidride carbonica e altri gas del 17% entro il 2020 e dell'83% entro il 2050
WASHINGTON - Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha ottenuto una importante vittoria sul fronte della lotta al cambiamento climatico, quando la Camera dei Rappresentanti ha approvato un provvedimento che punta a ridurre le emissioni industriali ritenute responsabili del riscaldamento globale. La Camera, controllata dai Democratici, ha approvato la legge, una priorità nel programma di governo di Obama, con 219 voti favorevoli e 212 contrari. Sono 44 i deputati democratici ad aver votato contro, solo otto i repubblicani ad aver detto «si». E al Senato la battaglia si annuncia ancora più difficile. Il testo è stato oggetto di numerosi compromessi fino all'ultimo minuto che hanno portato organizzazioni ambientaliste come Greenpeace e Save the Earth a criticarne la versione finale.
SVOLTA EPOCALE - «È un passo audace e necessario che rispetta la promessa di creare nuove industrie e milioni di nuovi posti di lavoro, diminuendo la nostra dipendenza pericolosa dal petrolio straniero», ha detto Obama. Il Presidente Usa potrà ora vantare significativi progressi nella lotta al riscaldamento globale dopo che per anni Washington è stata accusata dai paesi stranieri di partecipare poco agli sforzi internazionali sul clima. La legge prevede che le grandi compagnie Usa, incluse le raffinerie, società del settore manifatturiero e utilities, riducano le emissioni di anidride carbonica e altri gas associati al riscaldamento globale del 17% entro il 2020 e dell'83% entro il 2050, rispetto ai livelli del 2005. Obiettivi da raggiungere adottando gradualmente una energia alternativa più pulita rispetto a quella inquinante basata sul petrolio o sul carbone. Al centro del provvedimento, lungo circa 1.500 pagine, vi è un programma di «cap and trade» (un sistema che fissa un tetto alle emissioni e ne consente lo scambio). In base al piano, il governo emetterà un numero minore di autorizzazioni alle compagnie, che potranno vendersele l'un l'altra in base alle necessità.
27 giugno 2009
sabato, giugno 27, 2009
27 giugno 2009 - Il colmo per un uccello? Prendere lezioni di volo da un uomo. A settembre partirà un gruppo di piccoli di cicogna bianca (Ciconia ciconia) che prenderanno lezioni di volo non dalla mamma o dal papà ma da un campione di volo sportivo, il deltaplanista Achille Cesarani. L'istruttore, travestito da cicogna, con mantello bianco e trucco nero a bordo di un deltaplano a motore, si farà seguire dai piccoli fino nell'oasi di Sant'Alessio a Pavia, dove solitamente sostano le cicogne selvatiche dirette verso l'Africa.
Il progetto ha lo scopo di far imparare a questi volatili, nati in cattività, le rotte migratorie per essere reintrodotti in natura e rimessi in libertà al più presto. Per il momento Cesarani, che è a stretto contatto con loro da quando sono nati qualche mese fa, sta insegnando ai piccoli ad avere fiducia in lui.
Nella foto tre tantali americani (Mycteria americana), parenti stretti della cicogna (fam. Ciconidi), originari del continente americano.
www.focus.it
venerdì, giugno 26, 2009
LIPU; 1.350 CHILOMETRI VIAGGIO RECORD PER UNA BERTA MAGGIORE
Dal Sudafrica a Linosa
26 giugno 2009 - Ha percorso 1.350 chilometri in sei giorni, volando alla ricerca di cibo, tra l'isola di Linosa, in Sicilia, e la costa libica. Il viaggio record è di un uccello marino, la berta maggiore, che è stato monitorato, tramite un dispositivo elettronico applicato sul dorso, nel corso del progetto della Lipu 'Iba Marine', svolto in collaborazione con il ministero dell'Ambiente.
Proveniente dai mari al largo del Sudafrica, dove sverna, la Berta maggiore conta 15mila coppie nidificanti in Italia, 10mila delle quali, nell'isola di Linosa, che ne ospita la più grande colonia italiana. "Pur essendo presenti in Italia 56 Zone di protezione speciale (Zps) al cui interno vivono colonie di uccelli marini - ha sottolineato la Lipu - le specie pelagiche (che vivono soprattutto in mare aperto), come le berte, frequentano aree a tutt'oggi prive di tutela". Secondo Giorgia Gaibani, responsabile Iba e Rete Natura 2000 Lipu e coordinatrice di 'Iba Marine', quindi, " il progetto svolto rappresenta un primo contributo per una maggiore conoscenza delle aree marine più rilevanti per gli uccelli".
L'iniziativa, attuata in collaborazione dell'associazione portoghese Spea nell'ambito del progetto mondiale di BirdLife International sulle 'Iba' marine, ha previsto una raccolta dati di nove mesi nel corso del 2008. Sono stati monitorati, tramite il metodo transetto, dodicimila chilometri di mare, incontrando 58 specie di uccelli, di cui 22 marine, oltre a quattro specie di cetacei (Balenottera comune, Grampo, Stenella, Tursiope) e la Tartaruga marina comune. Circa 100 giornate sono state dedicate, inoltre, al conteggio di uccelli dalla costa (Capo d'Otranto, Stretto di Messina e dieci promontori in Sardegna) e per oltre tre mesi e mezzo è stato realizzato uno studio specifico sulla Berta maggiore a Linosa, in cui sono stati inanellati 729 esemplari e a 79 sono stati applicati sul dorso dispositivi per la telemetria, che hanno permesso di registrarne la posizione.
Tutti i dati che la Lipu ha raccolto, poi, sono stati cartografati e inseriti su Gis (Geographical Information System). In questo modo è stato possibile creare una sorta di data base per ogni specie di uccelli esaminate. Il progetto, però, non si ferma qui e grazie al sostegno del socio inglese della Lipu, l'associazione 'Lipu Uk', proseguirà fino al 10 luglio prima all'arcipelago delle Tremiti per proseguire, fino al 15 agosto, all'isola di Linosa.
(ANSA)
giovedì, giugno 25, 2009
Uccisione dei cani "di troppo" in Cina
In una città cinese la politica del singolo cane obbliga le famiglie a una scelta crudele.
22/06/2009 - La signora Chen non riesce ad immaginare di abbandonare uno dei suoi due migliori amici: un terrier dall'aspetto trasandato e un pechinese dal pelo bianco e soffice. Ma questo è ciò che il governo di Guangzhou pretende dalla casalinga di mezza età, dal momento che la politica del cane singolo entrerà in vigore in questa città del sud della Cina.
A partire dal primo luglio, a ogni nucleo familiare è consentito tenere un solo cagnolino. Il regolamento non ammetterà eccezioni, pertanto pare che le famiglie con più di un cane dovranno decidere quale di essi potrà rimanere.
"E' un regolamento crudele. Questi cani sono membri della famiglia. Com'è possibile tenerne uno e sbarazzarsi degli altri?" dice la signora Chen, che non ha fornito il suo nome completo per paura che la polizia possa rintracciarla e confiscarle i cani.
Controlli di questo tipo hanno suscitato risentimento nella popolazione - prevalentemente nella nuova borghesia - delle altre città cinesi. Il provvedimento di Guangzhou arriva nel momento in cui c'è molta preoccupazione per l'economia ed esiste la possibilità che questa normativa scateni una reazione negativa generale.
La polizia e il governo cittadino sembrano consapevoli della sensibilità legata alla questione. La Associated Press ha impiegato tre settimane a fare telefonate e inviare fax alle autorità chiedendo un'intervista sulla disposizione regolamentare, ma dopo che le richieste sono state inoltrate più volte sia alla polizia che alla municipalità, nessuno ha accettato di parlarne. Il regolamento sembra far parte di un piano per il controllo del randagismo a Guangzhou, un tempo nota col nome di Canton. Distante un'ora di treno da Hong Kong, è una delle città più ricche della Cina e conta su una classe media in rapida crescita, la quale può permettersi di possedere dei cani.
Molti neo-proprietari di cani non si preoccupano di sterilizzare le proprie bestiole e non hanno idea dell'impegno richiesto per mantenere un animale. I cagnolini spesso finiscono sulla strada quando i padroni si sono stancati di far crescere un grazioso cucciolo ormai diventato un cane adulto e bisognoso di una cura costante.
Inoltre Guangzhou si sta preparando per ospitare i Giochi Asiatici l'anno venturo e gli operatori stanno tirando a lucido questa metropoli di dodici milioni di abitanti. La riduzione del randagismo probabilmente significherà marciapiedi più puliti.
La gente ha risposto immediatamente al nuovo regolamento, quando è stato annunciato lo scorso marzo, dice Mao Mao, che sei anni fa ha fondato un rifugio per randagi chiamato "Family of the Pet" ("La famiglia dell'animale domestico"). Lei afferma che prima di marzo riceveva poche chiamate al mese da parte di persone che avevano l'intenzione di rinunciare al proprio cane. "Da marzo ricevo almeno dieci telefonate al giorno" dice la donna, che accetta solo randagi e dà consigli ai proprietari sulle modalità per trovare una nuova casa ai loro animali. "Temo che ci saranno molti più randagi da luglio, quando la normativa diverrà effettiva", dice.
Parecchie altre città cinesi, inclusa Pechino, hanno adottato da tempo la politica di un singolo cane a famiglia. Le istituzioni cittadine sono solite dare il via a rastrellamenti di massa quando la popolazione canina viene ritenuta particolarmente numerosa oppure infetta da epidemie di rabbia o altre malattie. Nel 2006 a Pechino sono stati catturati in un mese 29.000 cani non registrati - una campagna che ha suscitato ira e proteste.
Le preoccupazioni per la rabbia hanno suggerito alle autorità di Hanzhong, città della provincia settentrionale di Shaanxi, di disporre che tutti i cani delle aree colpite dalla malattia venissero uccisi questo mese, così oltre 34.000 animali sono stati uccisi, secondo l'agenzia stampa ufficiale Xinhua.
Questo genere di campagne basate sull'abbattimento, così come le epidemie di rabbia, sono frequenti in Cina, con oltre duemila persone decedute ogni anno dopo essere state morse da cani idrofobi.
Non esiste documentazione riguardante l'irruzione della polizia nelle case per sequestrare i cani, nel corso delle catture del 2006 a Pechino.
Tuttavia testimoni hanno accusato gli agenti di aver raccolto nelle strade del vicinato cani non registrati, per poi ucciderli a bastonate. In una zona della provincia sudoccidentale di Yunnan, dove tre persone sono morte a causa della rabbia, le autorità hanno soppresso cinquantamila cani, spesso bastonandoli a morte di fronte ai padroni.
"Ultimamente a Pechino sta cambiando l'approccio riguardo il controllo degli animali" dice Grace Ge Gabriel, direttrice regionale in Asia per l'International Fund for Animal Welfare. "Le istituzioni cittadine stanno collaborando con l'organizzazione e con le associazioni veterinarie per mettere a punto piani di sterilizzazione degli animali" ha detto.
"Sterilizzare i cani è la chiave per il controllo della popolazione canina" ha affermato. "Pechino si rende conto che esistono soluzioni positive e non conflittuali per superare il problema della sovrappopolazione, invece delle disposizioni draconiane che obbligano a sbarazzarsi degli animali domestici" ha sostenuto.
I padroni di cani a Guangzhou non sono certi che la politica del cane singolo verrà fatta rispettare rigidamente. Spesso le autorità cinesi annunciano una dura nuova legge, lanciano seri provvedimenti e successivamente ignorano le disposizioni.
La signora Chen, la proprietaria del pechinese e del terrier, confida la sua idea di far registrare uno dei suoi cani dai genitori. Racconta che i cinesi sono esperti nel trovare scappatoie e altri modi per eludere le leggi. "In Cina abbiamo un detto: quando le persone ai vertici stabiliscono un regola, le persone alla base trovano un modo per aggirarla."
Fonte:
The Associated Press, One-dog policy in Chinese city forces tough choice, 17 giugno 2009
Traduzione a cura di William Rossin
mercoledì, giugno 24, 2009
Lussemburgo, 24 giugno 2009 - Il Consiglio dei ministri dell'Ue ha fatto un passo verso il Parlamento europeo che nei mesi scorsi, a grandissima maggioranza, si era espresso per il blocco della clonazione animale e contro la commercializzazione e l'importazione di carni, latte e derivati da animali clonati e dalla loro progenie.
Il Consiglio Ue, spiega un portavoce comunitario, al momento non sostiene un divieto di clonazione a fini alimentari come chiede il Parlamento, ma invita la Commissione europea a presentare un rapporto che copra tutti gli aspetti legati alla clonazione accompagnandolo, se del caso, da proposte per una legislazione specifica. Al momento quindi, i 27 stati membri non si pronunciano su quale sarà il contenuto di questa legislazione.
L'accordo politico raggiunto oggi, e che sarà trasmesso al Parlamento europeo, prevede di estendere il campo di applicazione della normativa Ue sui nuovi alimenti a dei prodotti provenienti da animali clonati. In questo modo, ed in attesa di una normativa specifica, si alzano nuove barriere sulla vendita di alimenti provenienti da animali clonati in quanto - in base alle norme attuali - questi prodotti potrebbero essere messi sul mercato senza un'autorizzazione preventiva specifica. Una decisione che Bruxelles non ha condiviso.
La parola ora torna al Parlamento europeo.
(ANSA)
martedì, giugno 23, 2009
LAMEZIA, ANIMALI SALVATI DA GUARDIE ECOZOOFILE
Tre volpi, un gheppio e una tartaruga
23 giugno 2009 - Sono gli animali salvati in una sola giornata dalla guardie ecozoofile di Lamezia Terme. In particolare, le guardie hanno recuperato e salvato prima un gheppio, una specie di uccello selvatico, che e' stato rinvenuto nei pressi del comune di Lamezia in contrada Maddamme grazie alla segnalazione di una donna che ha allertato subito le guardie ecozoofile. Sempre in mattinata, e' stata salvata una tartaruga d'acqua dolce nei pressi del lago Angitola dove un gruppo di ragazzi stava tentando di portare via la tartaruga. Infine, le guardie ambientaliste hanno salvato una vole con i suoi due cuccioli in via del Progresso. Molto probabilmente i tre animali si sono allontanati dalle campagna dove vivono generalmente ma poi si sono persi. In particole, il secondo cucciolo e' stato ritrovato da un professionista che abita in via del Progresso, che lo ha trovato nel suo giornalino e poi, dopo averlo recuperato, lo ha consegnato alle guardie ecozoofile. Tutti gli animali sono stati immediatamente portati nel centro di recupero animali di Catanzaro dove sono state somministrate le cure necessarie. Un recupero che e' stato possibile grazie all'attivita' continua ed incessante delle guardie ecozoofile sul territorio. Guardie che hanno incrementato l'attivita' relativa alla tutela ambientale, in particolare sull'abbandono dei rifiuti sul suolo. In particolare, l'attivita' consiste nella repressione del reato ma anche nella prevenzione attraverso il controllo che avviene in ottemperanza all'estensione del decreto legge 172/08 che riguarda l'emergenza in Campania e che poi e' stato esteso anche alla Calabria, e che prevede l'arresto se il colpevole e' colto in flagranza. "Per quanto riguarda il problema del randagismo - afferma il comandante delle guardie ecozoofile Francesco Costabile - e' importante e necessario che il Comune si faccia carico di una campagna di sensibilizzazione per prevenire gli abbandoni degli animali nei mesi estivi, periodo in cui il numero di abbandoni cresce in maniera esponenziale.
L'amministrazione comunale - suggerisce Costabile - potrebbe mettere disposizione degli spazi adeguati dove tenere gli animali nel periodo in cui i loro proprietari sono fuori sede".
(AGI)
La Pecora Nera





